In bancarotta il primo produttore di smartphone Ubuntu Phone

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Dopo LG un’altra azienda si ritira dal mercato degli smartphone: Bq è ufficialmente in bancarotta. Il settore vive un periodo in cui si vedono poche novità, forse l’unica vera rivoluzione in arrivo riguarda gli smartphone foldable, ma non è detto che avranno successo. La fortissima concorrenza di colossi come Samsung, Apple, Xiaomi e Huawei lascia poco spazio alle realtà minori. Bq, azienda spagnola con produzione dislocata in Cina, ha prodotto prodotto smartphone Android con un discreto successo fino a qualche anno fa. La sua notorietà è stata in gran parte dovuta al titolo di prima azienda a produrre un Ubuntu Phone. In seguito è andata incontro ad un periodo di crisi e all’acquisizione da parte di un’azienda vietnamita, Vingroup. Per un breve periodo sono stati prodotti device chiamati Vsmart (immagino che pochi di voi ne abbiano sentito parlare) con scarso successo.

Bq, addio al primo produttore di Ubuntu Phone

Abbiamo nominato Bq più volte, qui su LFFL, perché è stata una delle poche aziende ad impegnare risorse nella produzione di smartphone con Ubuntu Touch pre-installato. Storico il lancio del Bq Aquaris E4.5 Ubuntu Edition nel 2015, ormai un pezzo d’antiquariato viste le specifiche:

  • Schermo: 4,5” qHD (540 × 960 pixel)
  • CPU: MediaTek quad-core da 1,3 GHz
  • RAM: 1 Gb
  • Memoria interna: 8 GB espandibile
  • Fotocamera posteriore: 8 megapixel
  • Fotocamera frontale: 5 megapixel
  • Connettività: dual-SIM

Al tempo, lo sviluppo di Ubuntu Touch era ancora in mano a Canonical e si sperava che l’azienda riuscisse a inserirsi seriamente sul mercato. Nel 2016 è stato lanciato il tablet BQ Aquaris M10, proprio in quei giorni iniziai a scrivere qui su LFFL. Le vendite dei prodotti, purtroppo, sono state al di sotto delle aspettative e il definitivo addio ad Ubuntu Touch da parte di Canonical nel 2017 ha di fatto sancito la fine del progetto.

bq ubuntu phone bancarotta
Addio, Bq

L’epilogo in questi giorni: Vingroup ha ufficializzato lo stato di bancarotta. A conferma di ciò il laconico messaggio che troviamo sul sito ufficiale dell’azienda.

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