Amazon Linux 2022 (in preview)

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Amazon Linux è la distribuzione che AWS propone come opzione di sistema operativo per i suoi server virtuali. Al momento in cui sto scrivendo l’articolo, ovvero a ridosso del Re:Invent l’evento principale di AWS che si tiene in quel di Las Vegas, la versione 2022 in arrivo è ancora in preview.

Com’è fatta?

Mentre per la versione 1 e 2 l’approccio è stato quello di partire da una Centos/RHEL 6 e 7 rispettivamente ma un po’ modificate con pacchetti di versioni più recenti e con aggiornamenti più frequenti, la versione in arrivo cambia approccio. Si baserà infatti direttamente su Fedora e avrà un ciclo di rilascio molto simile a quello che utilizza Ubuntu: ovvero una versione LTS ogni 2 anni con un ciclo di vita di 5 anni e sarà previsto (finalmente) la possibilità di avanzare da una versione all’altra senza dover reinstallare tutto. Da quello che si legge nelle FAQ del post di AWS sembra che AWS stessa fornirà gli strumenti per l’aggiornamento da Amazon Linux 2 alla 2022 anche se consiglia una reinstallazione completa del sistema.

Il sistema verrà fornito con preinstallate le AWS CLI e, per maggiore sicurezza, avra SELinux preimpostato a enabled ed enforced.

Amazon Linux, in tutte le sue versioni, viene fornito senza alcun costo aggiuntivo, e sarà possibile, stando a quanto scritto qui, scaricare un’istanza del sistema operativo da far girare virtualizzata in locale. Cosa che non ho provato.

La mia esperienza

Dove lavoro utilizziamo Amazon Linux da qualche anno oramai. Mentre con CentOS eravamo abituati ad aggiornamenti meno frequenti con Amazon Linux è un po’ diverso, gli aggiornamenti arrivano molto più spesso. Se però da una parte c’è la paura di introdurre instabilità nel sistema, c’è anche il fatto che essendo gestita direttamente da un’azienda e non essendo una rebuild 1:1 di RHEL, anche le fix dei problemi arrivano molto più rapidamente.

Ci è capitato un paio di anni fa che un aggiornamento di curl causasse, in certe circostante, un aumento spropositato dell’uso della memoria e, più recentemente, un’aggiornamento di glibc desse dei problemi con il dns. In entrambi i casi nel giro di un paio di settimane il problema è stato risolto con un successivo aggiornamento.

Un po’ aggressivo forse, ma i problemi vengono gestiti rapidamente, inoltre si possono sempre aprire ticket al supporto.

Let’s go ARM!!!

Un’altro motivo che ci ha spinto a provare questa distribuzione è stata la possibilità di usare le macchine virtuali di AWS (EC2) basate su cpu Graviton, il processore ARM proprietario. I costi più bassi dell’infrastruttura hanno fatto sì che considerarla è diventata subito un’opzione da valutare. Mentre al tempo le macchine CentOS 7 ARM non avevano tutti i pacchetti che ci servivano precompilati nei repository, AMAZON Linux invece aveva la stessa disponibilità di pacchetti sia per versioni x86 che per ARM.

E poi credo che l’integrazione verticale abbia sempre dei gran vantaggi in termini di prestazioni.

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