Intervista a Roberto Guido, presidente della ILS, sul Linux Day 2020 e sulla diffusione di Linux in Italia

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Lo scorso mese si è svolto il Linux Day 2020. A causa della pandemia da Covid 19, quest’anno l’evento si è svolto interamente online. Grazie al suggerimento di Edoardo ho colto la palla al balzo per intervistare Roberto Guido, attuale presidente della Italian Linux Society, l’associazione che, fra le tante cose, coordina il Linux Day.

Nell’intervista che vi apprestate a leggere conosceremo meglio Roberto, si tireranno le somme sul Linux Day 2020 e si parlerà del panorama GNU/Linux italiano.

Buona lettura

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Iniziamo parlando di te. Presentati ai lettori del sito. Chi sei, come sei entrato nel mondo GNU/Linux. Come e quando sei approdato nella Italian Linux Society? E come sei arrivato a diventarne presidente?

All’anagrafe Roberto Guido (Roberto è il nome, Guido il cognome), ma tutti mi chiamano semplicemente Bob. Classe ’83, vivo a Torino benché originario di un piccolo paese nell’alessandrino, da qualche anno sono sviluppatore software freelance principalmente in ambito web (PHP/Laravel è la mia specialità) dopo aver lavorato, sempre come sviluppatore, in svariati ambiti.

Su Linux ci sono finito per caso, alla fine degli anni ’90, trovando un CD allegato ad una rivista comprata in edicola. Ci ho messo sei mesi per installarlo sul mio PC (erano altri tempi…) e capire che accidenti fosse un “package manager”, ma nel giro di tre anni ho completamente abbandonato Windows.

Giunto a Torino per l’università ho progressivamente incontrato altri giovani smanettoni affascinati da Linux e dal mondo open source, poi mi sono avvicinato al resto della community cittadina (che, ovviamente, aveva una mailing list), ho iniziato a scrutare da lontano l’eterogenea e caotica community nazionale, ho assorbito e rielaborato non solo i valori tecnologici ma anche quelli culturali e politici del software libero, ed ho aperto un blog (che a tutt’oggi aggiorno, anche se molto più raramente) in cui riportavo qualche considerazione critica su metodi, contenuti e approcci dei miei “colleghi” linuxari nell’opera di divulgazione ed evangelizzazione al verbo del software libero.

Tale blog è stato ad un certo punto notato da Andrea Gelmini, uno dei soci storici di ILS, il quale mi ha aiutato ad avvicinarmi all’associazione – di cui a malapena sapevo dell’esistenza, e che (come tanti, ancora oggi) vedevo come un soggetto troppo lontano ed istituzionale per poter davvero rappresentare per me un ambito in cui poter fare qualcosa di concreto – e mi ha spronato a produrre meno chiacchere e più fatti. Pur non essendo ancora socio ILS abbiamo, con Andrea e altri, interamente revisionato e reimplementato la LugMap -l’indice dei Linux Users Groups italiani -, l’anno successivo ho affiancato Maurizio Napolitano (all’epoca, coordinatore del Linux Day nazionale) in vece di assistente operativo, e man mano che mi addentravo nelle dinamiche dell’associazione ho realizzato l’importanza di avere una organizzazione di riferimento nazionale, la rilevanza di alcune azioni che non era possibile perseguire solo nella dimensione cittadina in cui mi trovavo, ma anche l’enorme potenziale inespresso che aveva questa realtà.

Quando sono entrato nell’associazione è successo quel che succede molto spesso in ambiti di questo genere: i membri più “navigati” erano scettici nei confronti di questo ragazzino troppo entusiasta e forse talvolta un po’ arrogante, che pretendeva di saperla più lunga di loro su temi che seguivano da molto più tempo e che rischiava di essere l’ennesimo personaggio che scrive tanto in mailing list ma combina poco di pratico (come ahimè ce ne sono tanti), ma alla prima occasione mi sono candidato per il direttivo, ho reimplementato i siti web chiave dell’associazione (www.linux.it e www.ils.org), ho progressivamente preso in carico il coordinamento del Linux Day, ed alla successiva elezione sono stato nominato presidente.

Passiamo subito all’argomento del momento: Linux Day 2020. Quest’anno, per via dell’epidemia da Covid 19, il Linux Day è stato stravolto. Com’è nata l’idea di organizzare un evento online?

Verso Aprile, come ogni anno, sulla mailing list pubblica di coordinamento si è aperta la discussione relativa all’edizione dell’anno corrente, e ci si è rapidamente resi conto che avevamo due opzioni: aspettare di vedere come si sarebbero messe le cose col lockdown in atto, e dunque rimandare l’organizzazione dei classici eventi cittadini pur col rischio di scoprire all’ultimo momento che non si sarebbero potuti comunque svolgere, o scegliere preventivamente di spostare tutto online, come del resto già qualcuno stava iniziando a fare con altri eventi e manifestazioni. Quando Domenica 18 Ottobre, a 7 giorni dal Linux Day, Giuseppe Conte ha dichiarato in TV che ogni attività congressuale dal vivo era sospesa a causa della nuova escalation di contagi, mi sono chiesto cosa sarebbe successo se sei mesi prima si fosse agito con meno fermezza.

Quali sono stati i principali problemi che avete dovuto affrontare perquesta nuova sfida?

Innanzitutto, proprio il fatto che si è trattato di qualcosa di nuovo. Abbiamo dovuto capire quali soluzioni tecniche adottare, quale allestimento usare per lo streaming, improvvisare una Call for Papers su www.linuxday.it (laddove non ce ne è mai stata l’esigenza, essendo sempre stata una attività svolta dai singoli LUG per i singoli eventi cittadini), e soprattutto veicolare il messaggio che quest’anno il classico Linux Day sarebbe stato un po’ meno classico, al fine di raggiungere uno degli obiettivi impliciti di questa iniziativa: arrivare dove di solito non arriva il Linux Day fisico, e toccare la grandissima platea di interessati e curiosi che vivono lontani da una delle (tante, ma comunque quantitativamente limitate) sedi locali. Un grosso aiuto è arrivato dall’associazione GARR, che ci ha messo a disposizione le risorse tecnologiche senza le quali sarebbe oggettivamente stato molto difficile raggiungere questo risultato (tanto più data l’ovvia ritrosia nell’appoggiarsi alle solite piattaforme per lo streaming audio/video che tutti conosciamo, che tutti contestiamo, ma di cui non è sempre facile trovare una alternativa).

Inizialmente, però, il vero problema è stato contenere le reazioni di alcuni LUG alla notizia che – in virtù della manifestazione unica nazionale – non avrebbero potuto svolgere il proprio Linux Day. Qualcuno si è rifiutato di accettare lo stato delle cose, confidando in un allentamento delle restrizioni dovute al COVID e nella possibilità di poter comunque rivendicare all’ultimo momento il proprio evento cittadino. Altri hanno sollevato l’opinabile proposito di svolgere il Linux Day come sempre (ciascuno per conto proprio) ma online, auspicando di fatto – certamente in buona fede, ma anche con un pizzico di ingenuità – la realizzazione di uno scenario apocalittico: l’innesco di una poco desiderabile lotta competitiva tra i LUG per accaparrarsi non già il pubblico della propria città ma tutto quello raggiungibile per via telematica (ovvero, letteralmente, tutto, non esistendo online impedimenti geografici), che sarebbe culminata in situazioni davvero poco gradevoli da gestire.

Il programma è stato davvero ampio e ha trattato molti argomenti.  Avete delle statistiche sui talk? Se si qual è stato quello che ha riscosso maggiori visualizzazioni?

Abbiamo raccolto un po’ di statistiche prettamente numeriche, su vari fronti, ma anche un po’ di impressioni. Quantitativamente i talk più seguiti sono stati quelli di Moreno Razzoli (ai più noto come Morrolinux) e Piero Savastano, ovvero personaggi molto popolari -soprattutto presso i più giovani – grazie ai rispettivi canali YouTube di divulgazione ed informazione. E in generale la domenica è stata meno affollata, ma anche più partecipata: come mi hanno fatto notare i moderatori, nel secondo giorno la chat è stata sede di discussioni molto più accese e di innumerevoli segnalazioni.

È stato interessante notare che l’adesione al Linux Day online ha avuto una dinamica molto diversa rispetto a quello fisico. La media aritmetica dei viewer contemporanei, calcolata sulle 16 ore complessive di diretta video, è stata relativamente bassa (340 spettatori), ma d’altra parte il sito www.linuxday.it ha raccolto 8000 visite in due giorni: la conclusione è che la partecipazione remota è molto più frammentata e verticalizzata su specifici contenuti di interesse, su singoli talk e singoli relatori, e permette un coinvolgimento meno oneroso da parte del pubblico e pertanto assai più ampio. Il riscontro di ciò si trova nei risultati del sondaggio informale che è stato condotto parallelamente alla manifestazione, di cui il dato più eclatante è che il 40% dei partecipanti ha assistito quest’anno per la prima volta al Linux Day.

In generale siete soddisfatti di come è andata?

Ho ricevuto molti commenti positivi, talvolta anche entusiastici. C’è chi rimpiange il Linux Day fisico, certo, ma c’è anche chi ha dichiarato di preferire questa modalità a quella fisica (che è un po’ limitante, data la disponibilità meno varia di contenuti, relatori, e opportunità di confrontarsi con altri appassionati).

Io personalmente sono soddisfatto che sia stato fatto. A prescindere dal risultato finale misurato, cui ciascuno può dare la sua propria lettura, sono lieto che la ventesima edizione del Linux Day sia stata qualcosa di completamente diverso e nuovo nei confronti di una manifestazione che -inutile negarlo o nasconderlo – risente del peso degli anni che passano, finisce col coinvolgere sempre le stesse persone (necessariamente: quelle che vivono in una determinata area geografica), e alla lunga rischia di ripetersi e diventare meno interessante e stimolante.

Se siamo riusciti nell’intento o meno lo lascio giudicare ad altri; per intanto ci abbiamo provato, e già questo da solo è per me motivo di orgoglio.

Quando si tornerà alla normalità l’evento online sarà ripetuto?

Lo scenario di un Linux Day misto (gli eventi fisici nelle città, come sempre, ed un evento online) è già emerso più volte, ancor prima di concludere questa edizione. Personalmente lo ritengo molto plausibile e auspicabile data la quantità di benefici che ne deriverebbero (conservare la presenza sul territorio, e nel contempo raggiungere una utenza altrimenti non raggiungibile), ma molto dipende dalla disponibilità di risorse – umane, in primis – che possano assolvere a quello che diventerebbe un onere doppio. Già questa edizione online è stata molto impegnativa per i relativamente pochi volontari coinvolti nello staff (di cui qui trovate l’elenco – http://www.ils.org/ld2020-ringraziamenti), nel momento in cui anche queste persone dovessero essere impegnate pure per l’organizzazione e l’implementazione del Linux Day nelle rispettive città diventerebbe ancor più complesso far convivere le due istanze.

Tornando a parlare del tuo ruolo all’interno dell’ILS. Come presidente della ILS come giudichi il panorama GNU/Linux Italiano?

Si può rispondere in almeno due modi a questa domanda. Dal punto di vista della diffusione, è impressionante – e non sempre scontato – notare quanto Linux sia popolare: persone appassionate ed interessate al tema si trovano ovunque, dai bar agli uffici dei Ministeri, e tantissimi sono i giovani che ne sono attratti sia dal punto di vista tecnico che da quello culturale.

Sarebbe molto importante, benché non sempre facile, abilitare almeno una piccola parte di queste persone per dargli un ruolo pro-attivo nell’attività di promozione, sensibilizzazione e divulgazione, ma qui veniamo al secondo punto: contrariamente ad altri Paesi europei in Italia manca una leadership forte su queste tematiche, esistono innumerevoli associazioni e ciascuna di esse – locale o nazionale che siano – agisce in un’ottica verticale e chiusa, molto spesso più per tutelare la sua propria identità ed il suo proprio nome che non per contribuire ai fini più alti del movimento freesoftware. Questo implica frammentazione, ridondanza, e l’incapacità di avere una rappresentanza ed un coinvolgimento nei confronti del pubblico ed ancor più delle istituzioni. Raramente ai proclami teorici ed alle prese di posizione astratte si riesce a dar seguito operativo con azioni e proposte concrete soprattutto su scala nazionale (la cosa più “concreta” che ogni tanto vedo circolare sono patetiche petizioni che, ovviamente, mai nessuno prende in considerazione…), e innumerevoli sono già state le opportunità che negli anni sono state perse a causa di uno scarso coordinamento o più semplicemente di una scarsa volontà di fare quel che altrimenti si predica: cooperare.

Ma avanzo anche una considerazione di estrema attualità e un poco più ottimistica: in questo momento, dopo anni passati a dirci l’un l’altro “Dobbiamo collaborare” senza farlo mai per davvero, esistono delle condizioni realmente favorevoli. Matteo Ruffoni e Paolo Mauri, due membri del direttivo ILS nonché da anni soggetti estremamente attivi per la divulgazione del software libero nelle scuole e nella didattica, sono oggi anche nel direttivo di Wikimedia Italia, altra associazione di rilevanza nazionale che sostiene e supporta l’intero movimento delle libertà digitali. Non di rado mi propongono interessanti azioni che hanno per oggetto (anche e non solo) il software libero, condividendo la loro visione trasversale e sollecitando un ruolo attivo da parte di ILS sia dal punto di vista tecnico e operativo (vedasi la condivisione delle risorse messe in opera per il Linux Day Online anche per lo svolgimento di itWikiCon 2020, il convegno dei volontari Wikipedia che si è tenuto quest’anno online insieme al Linux Day stesso) che per allargare ed estendere l’impatto delle loro proprie iniziative. Oltre che sostenerli in tutti i modi che mi sono possibili, non posso far altro che essere lieto di vedere finalmente l’attuazione di quei valori di condivisione e partecipazione che dovrebbero essere propri del nostro mondo.

All’estero l’adozione di soluzioni GNU/Linux e più in generale di software libero e open source è sempre più ampia all’interno degli apparati statali. Da noi, come ben sappiamo, ci sono diversi ostacoli. Secondo te come mai? Quali sono i principali ostacoli alla sua diffusione?

La disponibilità e la visibilità dei fornitori. Sorvolando sulla malsana idea che “open source” equivale a “gratis”, che ancora troppo spesso reitera presso la nostra community, l’amministrazione pubblica (cosi come ogni soggetto che deve avere garanzie sul funzionamento e l’operatività dei propri strumenti digitali, come anche le imprese) devono poter contare su qualcuno che – a fronte di un giusto contratto commerciale – provveda ad installare, configurare, aggiornare e mantenere le applicazioni, e magari anche fare formazione, erogare un servizio di help desk, e provvedere ad integrazioni tra sistemi dati diversi. Ma spesso non è affatto semplice trovare questo “qualcuno”: personalmente sono un tantino sconcertato da quanto l’imprenditoria italiana, al contrario di quella francese o tedesca, sia sempre stata restia nel cogliere l’opportunità offerta dalle direttive governative in favore del software libero e open source (il famigerato articolo 69 del Codice di Amministrazione Digitale, ma non solo), che – se debitamente sfruttate – rappresenterebbero un enorme vantaggio competitivo in fase di assegnazione dei bandi (o di ricorso nei confronti di quelli che non prevedono una evidente preferenza per le soluzioni libere, come prescritto). Evidentemente si ritiene più comodo e sbrigativo rivendere licenze di software proprietario, ed accontentarsi delle briciole del ricco mercato IT; anche questo è un sintomo della scarsa competitività del settore ICT del nostro Paese.

Come ILS avete rapporti con le aziende italiane? Se si c’è interesse da parte delle aziende private?

Solo da quest’anno abbiamo avviato un programma di sponsorizzazione all’associazione (https://www.ils.org/sponsorizzazioni), con l’intento specifico di coinvolgere le imprese che lavorano con software libero e open source e operare insieme nel reciproco interesse. Del resto, come detto sopra, la disponibilità di fornitori e operatori professionali nel settore è un fattore strategico per rispondere alle esigenze della pubblica amministrazione – che è un tema estremamente ricorrente nella nostra community – e più in generale consolidare il ruolo dell’open source nel nostro Paese, con tutto quel che ne consegue.

Recentemente, per esempio, abbiamo predisposto una pagina web (https://scuola.linux.it/fornitori) che raccoglie alcuni fornitori di soluzioni libere per la scuola (in primis: Moodle e Big Blue Button) e tra Agosto e Settembre abbiamo condotto campagne pubblicitarie su Twitter, Facebook e Google per portarla all’attenzione dei tanti docenti e dirigenti scolastici che in quel momento stavano cercando soluzioni per affrontare una nuova chiusura delle scuole a causa della pandemia.

Tutti gli operatori possono auto-segnalarsi per essere inclusi nell’elenco, e quelli che contribuiscono fattivamente alle spese vive della promozione (diventando appunto sponsor ILS) sono messi in maggiore evidenza, in un’ottica di condivisione delle risorse e mutuo sostegno.

Come comunità cosa possiamo fare per aiutare la diffusione dei sistemi operativi GNU/Linux?

Ci sono tanti modi, ed il primo che cito è anche il più semplice e banale: chiedete gli stickers gratuitamente distribuiti da Italian Linux Society (https://www.linux.it/stickers), attaccateli in bella vista sul vostro laptop, e accertatevi che lo facciano anche tutti gli altri utenti Linux che conoscete. Questo è il modo più rapido ed efficace per “farsi vedere” anche al di fuori del mondo virtuale e digitale dell’internet, e mettere in evidenza il fatto che in fin dei conti Linux non è una cosa lontana, aliena e che nessuno utilizza (che è la percezione popolare, ed il più comune deterrente nei confronti del suo utilizzo), ma è usato da tante persone, di tanti tipi diversi e per tanti scopi diversi.

La stessa cosa si può dire per gli adesivi LinuxSi (https://linuxsi.com/partecipa/) che distribuiamo altrettanto gratuitamente ai negozi di informatica ed elettronica che danno assistenza su Linux, affinché li possano esporre sulla propria porta di ingresso: un adesivo con scritto “Linux” apposto su una vetrina davanti cui passano decine o centinaia di persone ogni giorno ha un impatto infinitamente superiore rispetto a qualsiasi petizione, sito o appello online che ci si possa immaginare.

Dopodiché, l’invito è quello di provare ad instaurare un gruppo locale che possa coinvolgere altri appassionati e magari offrire assistenza a chi si sta avvicinando a questi strumenti. Il contesto certamente più prolifico da questo punto di vista è quello universitario, ma troppi dipartimenti di informatica e politecnici ancora non hanno una presenza di questo tipo. Per ulteriori dettagli e suggerimenti sulle modalità di creazione di siffatti gruppi e sulle possibili attività che possono essere svolte rimando al “Manuale Operativo per la Community” pubblicato sul sito ILS (https://www.ils.org/progetti#servizi).

Una precisazione che mai abbastanza spesso ripeto: fare una proposta o esprimere una opinione raramente può essere considerato un contributo. Agire, fare, implementare e candidarsi volontario per un dato compito lo è.

Come possiamo contribuire e promuovere le attività della ILS?

Il primo passo, ovviamente, è quello di essere aggiornati in merito a tali attività: troppo spesso sento ancora “Eh, ma io non lo sapevo!” come alibi per non essersi attivati in prima persona su una iniziativa o un appello, ed è un segno di come i canali di comunicazione (di ILS, e della community freesoftware italiana in generale) non sono ancora capillari ed efficienti quanto dovrebbero essere. Si può seguire ILS sia su Twitter (https://twitter.com/italinuxsociety) che su Facebook (https://www.facebook.com/italinuxsociety), recentemente è stato aperto un profilo Mastodon (https://mastodon.uno/@italinuxsociety), e poi c’è sempre la cara vecchia newsletter via email (https://www.ils.org/newsletter).

In sede di Linux Day più volte mi è stata posta questa tua stessa domanda, ed è evidente che sia mancato sinora un punto di accesso unico per coloro che vogliono contribuire all’opera di ILS. Ho colto l’occasione per rivedere in questi giorni la pagina web dedicata al sostegno all’associazione (https://www.ils.org/sostieni) e – su indiretto spunto di Daniele Scasciafratte, socio relativamente recente di ILS ma già ben noto presso la community freesoftware italiana – ho allestito un elenco pubblico di proposte ed idee (https://gitlab.com/ItalianLinuxSociety/brainstorm) che può essere arricchito ma soprattutto essere usato come riferimento nel momento in cui ci si trovasse con un po’ di tempo da voler investire per contribuire praticamente e pragmaticamente alla diffusione di Linux e del software libero in Italia.

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